CRITICA SOCIALE

Ad appena trent’anni anni dall’Unità d’Italia, il 15 gennaio 1891, nasce a Milano Critica Sociale. La rivista diretta da Filippo Turati imprime alla edizione da cui sorge, “Cuore e Critica”, una decisa svolta positivista ispirandosi alle nuove idee socialiste europee.

La precedente edizione titolata "Cuore e Critica", fondata e diretta nel 1887 dal mazziniano Arcangelo Ghisleri, era di orientamento radicale, di taglio letterario post risorgimentale e Turati ne fu redattore fino alla direzione e al cambio del nome. La ragione della svolta socialista della rivista fu quella di costruire l’unità sociale della Nazione dopo la sua unità politica.

A questo programma ha reso onore Presidente Giorgio Napolitano nel 2011 – in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia – con la concessione dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica a Critica Sociale e alla Biblioteca. Al Presidente Napolitano la delegazione ricevuta in udienza al Quirinale ha donato il volume della prima annata del 1891.

La Raccolta custodita nella Biblioteca è composta dalla parte “storica” - quella diretta da Turati – e dalla parte successiva al fascismo, con la ripresa delle pubblicazioni a cura di Antonio Greppi e Guido Mondolfo.

La parte storica è suddivisa per annate di trentasei volumi che rilegano i fascicoli in sedicesimo pubblicati dal 1891 al 1926 con periodicità quindicinale.

La raccolta è stata esaminata e completata, per i fascicoli mancanti o danneggiati, dal prof. Maurizio Punzo (già ordinario di Storia Contemporanea a Milano) in collaborazione con l'Archivio della Biblioteca della Camera dei Deputati.

Il Numero complessivo dei fascicoli è di circa 10.000. Ogni volume raccoglie circa 380 pagine, le caratteristiche editoriali sono formato a quaderno, con caratteri in stile bastone, numero di foliazione progressivo per ciascun anno, sommario generale dellʼanno in apertura di ogni volume, dopo il frontespizio.

La Direzione aveva sede in Portici di Galleria Vittorio Emanuele 23 e la tipografia in c.so Vittorio Emanuele 12/16 (Tipografia degli Operai).

Nel dopoguerra Critica Sociale sotto la direzione di Giuseppe Faravelli promosse la mozione contro il Fronte Popolare che sostenne Saragat nella scissione socialdemocratica, decisiva per la sconfitta del frontismo socialcomunista del 1948.

Sempre da Critica Sociale la spinta verso la stagione del centro sinistra negli anni ’60, con l’ingresso del PSI nell’area di governo e il tentativo di riunificazione tra Nenni e Saragat. Fu quest’ultimo, infatti, a garantire l’amministrazione Kennedy tramite i laburisti inglesi, sulla definitiva rottura tra Nenni e Togliatti e sulla lealtà occidentale del Psi una volta al governo nei confronti della NATO.

Alla fine degli anni ’70 la Critica Sociale è stata ripresa dopo un periodo di crisi da Bettino Craxi appena eletto segretario al Midas. Con la Critica che si affianca a Mondoperaio nella ideazione del Nuovo Corso socialista, Craxi imprime la svolta Riformista al PSI che suscitò fortissima indignazione nell’area della sinistra comunista e azionista, segnando in modo più netto la radice Turatiana e Garibaldina del Nuovo Corso socialista. L’autonomia dal Pci di Nenni compie così un balzo in avanti traducendosi in un completo programma politico di trasformazione della sinistra italiana in una sinistra del socialismo liberale.

La linea di Craxi prosegue anche dopo la sua morte, con lo stretto legame tra la Critica Sociale e i think tank del New Labour di Tony Blair e Peter Mandelson, oltre che con la “sorella” Fabian Society. Dalla collaborazione nascono i Colloqui Italo-Britannici con un continuo aggiornamento delle politiche sociali, fiscali, e dei servizi ispirate all’empowerment, all’autogoverno e alla sussidiarietà che aprono un enorme campo ai programmi d’investimento pubblico-privato, in particolare nei servizi alla persona, all’educazione, alle start up, all’”economia della conoscenza”: tutto rimasto lettera morta nelle politiche fiscali europee. Un terreno di progresso sociale che si coniuga e stimola l’unico modello possibile di ripresa della crescita economica.

Il Catalogo Bibliografico

La Rivista ha costantemente pubblicato, a scopo educativo e di promozione delle nuove idee socialiste, schede di segnalazione delle recenti pubblicazioni, recensite in rubriche e curate principalmente da Anna Kuliscioff coadiuvata da professori di economia, scienze sociali, giurisprudenza, personalità del socialismo europeo, parlamentari, saggisti. Il Catalogo costituisce uno dei primi obbiettivi per la valorizzazione del patrimonio custodito nella Rivista. Costituisce infatti una sorta di " Biblioteca ideale" della Critica Sociale per la documentazione delle fonti di formazione culturale dei protagonisti della nascita del movimento dei lavoratori e del riformismo italiano. Si consideri, in particolare, che la Critica Sociale è la rivista più longeva d’Italia e percorre nelle sue pagine lo svolgimento di pensiero che ha attraversato la storia democratica nazionale sin dalle sue origini. Da esso si ricavano posizioni spesso alternative tra loro, orientamenti di scuole giuridiche, economiche e sociali, di matrice non esclusivamente socialista, ma anche democratico-liberale e repubblicano.

Tra i suoi Autori più celebri, certamente Luigi Einaudi che iniziò la sua carriera di giornalista scrivendo per la Critica come collaboratore del circolo socialista universitario di Torino di cui era dirigente.